Relazioni industriali

Nel corso del 2010 è proseguito il dialogo con le Organizzazioni Sindacali e le rappresentanze dei lavoratori a livello aziendale, con l’obiettivo di cercare soluzioni condivise per gestire le conseguenze sui lavoratori delle misure adottate per rispondere alla situazione di mercato che, per quanto in generale abbia evidenziato un progressivo miglioramento rispetto all’anno precedente, in Europa è stata ancora critica. Le fermate produttive, attuate facendo ricorso agli ammortizzatori sociali, ove disponibili, o ai trattamenti definiti in base alla contrattazione collettiva o alle politiche aziendali, sono state complessivamente inferiori a quelle del 2009, come pure le operazioni di ristrutturazione e riorganizzazione di attività. Le esigenze di aumento dei volumi produttivi, determinate dal miglioramento della situazione di alcuni mercati, sono state affrontate per lo più con il ricorso al lavoro straordinario e con un incremento dell’occupazione che ha riguardato principalmente i Paesi dell’America Latina.

 

Intensa è stata anche la negoziazione collettiva ai vari livelli, che ha consentito di raggiungere con le Organizzazioni Sindacali importanti accordi per la definizione delle condizioni salariali e normative nei vari Paesi in cui operano le aziende del Gruppo.

Dialogo sociale

A livello europeo la situazione del Gruppo Fiat, con particolare riferimento alle operazioni con impatto transnazionale, come previsto dalla Direttiva Europea 2009/38/CE, è stata oggetto di informazione e consultazione nell’ambito del Comitato Aziendale Europeo (CAE) del Gruppo Fiat, organismo di rappresentanza dei lavoratori delle aziende del Gruppo nei paesi dell’Unione Europea, costituito nel 1997 e composto di 30 rappresentanti ripartiti per paese in funzione della distribuzione occupazionale del Gruppo in Europa. Il 22 aprile, giorno immediatamente successivo all’Investor day durante il quale è stato presentato alla comunità degli investitori il Piano Strategico del Gruppo Fiat dal 2010 al 2014, si è svolta una riunione straordinaria del Comitato Aziendale Europeo nel corso della quale l’Azienda ha fornito un’approfondita illustrazione dei piani strategici dei vari settori del Gruppo, oltre che una spiegazione delle logiche sottostanti l’operazione di Scissione annunciata nel corso dell’Investor day. Il piano presentato ha permesso di evidenziare la linea di prospettiva strategica con cui il Gruppo Fiat ha inteso affrontare la ripresa. Nello stesso contesto sono anche state fornite dettagliate e concrete informazioni circa la strategia di Gruppo ed è stata data l’opportunità di un proficuo scambio di opinioni. La riunione plenaria annuale si è tenuta il 10 dicembre a Torino ed è stata prevalentemente dedicata ad aggiornamenti e approfondimenti sull’imminente operazione di scissione parziale proporzionale di Fiat S.p.A. a favore di Fiat Industrial S.p.A., oltre che all’intesa raggiunta il 28 ottobre 2010 per la revisione dell’accordo CAE di Gruppo in vigore al fine di apportare le modifiche e gli adeguamenti necessari in relazione a tale operazione societaria. L’intesa, siglata da FIM, FIOM, UILM - anche in nome e per conto della Federazione Europea dei Metalmeccanici (FEM) e delle Organizzazioni Sindacali a questa affiliate - e FISMIC a cui hanno aderito A.N.Q.U.I., in nome e per conto della Fédération européenne de l’encadrement de la métallurgie (FEDEM), e SNI Fiat France, prevede che, dal momento di efficacia della Scissione, sia Fiat sia Fiat Industrial abbiano ciascuno un proprio CAE, composto, rispettivamente, di 20 e 18 componenti e regolamentato da uno specifico accordo derivante da quello del Gruppo Fiat del 1996. Nel corso della riunione plenaria annuale, tuttavia, la rappresentante della FEM, anche a nome dei componenti del CAE, ha sostenuto l’invalidità dell’intesa e, in particolare, della parte relativa al CAE di Fiat Industrial, asserendo che le Organizzazioni Sindacali italiane non avevano ricevuto alcun mandato a concludere l’accordo. L’azienda, nel rimarcare la sorpresa per una tale sconcertante comunicazione, ha dichiarato di considerare pienamente valida l’intesa, avendo negoziato in buona fede con chi riteneva fosse legittimato a farlo, ha chiesto alla FEM di formalizzare le posizioni espresse tenendo conto delle conseguenze delle decisioni assunte e si è riservata di fare le opportune valutazioni, se del caso con i propri legali, una volta ricevute formali comunicazioni, che, ad oggi, non sono ancora pervenute. In contrasto con quanto richiesto dall’azienda, nel corso della prima metà del mese di febbraio 2011 sono invece state inviate a Fiat Industrial, da parte di rappresentanti dei lavoratori di due Società estere del Gruppo, richieste per avviare le negoziazioni per la costituzione di un CAE.

 

immagine_1_1.pngIn Italia è proseguito il confronto con le Organizzazioni Sindacali sia a livello nazionale sia territoriale, principalmente in relazione alle modalità per gestire il basso livello dei volumi e le conseguenti dissaturazioni produttive. Fondamentale per l’impostazione del dialogo sociale su basi prospettiche è stato l’incontro dell’Amministratore Delegato del Gruppo con numerosi rappresentanti delle Organizzazioni Sindacali Italiane al termine dell’Investor Day del 21 aprile. Con riferimento al Piano Strategico per il periodo 2010-2014 è stato ribadito che il presupposto per la sua implementazione e, quindi, per l’avvio dei relativi investimenti era la piena condivisione e disponibilità alla realizzazione delle condizioni indispensabili per la riuscita del Piano, compreso quanto necessario per assicurare la governabilità degli stabilimenti. Tra i vari incontri tenuti per approfondimenti sul Piano, in relazione all’Italia si ricorda quello del 28 luglio 2010 a Torino, convocato, con la finalità di un confronto sulle linee di sviluppo industriale e sui conseguenti livelli occupazionali di FGA, dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali d’intesa con il Presidente della Regione Piemonte, alla presenza di tutte le Organizzazioni Sindacali confederali e di categoria. Nel corso dell’incontro l’Amministratore Delegato del Gruppo, nel riaffermare i contenuti e gli obiettivi del Piano, ha confermato la necessità, prima del suo avvio, di avere la sicurezza, nell’ambito di specifici accordi sindacali, del normale funzionamento degli impianti e della possibilità di rispondere al mercato nei tempi e con le modalità richieste dalle regole della competizione internazionale.

 

Il primo stabilimento interessato da trattative, nell’ambito del Piano, è stato il G.B. Vico di Pomigliano, per il quale la discussione ha riguardato le modalità di attuazione del progetto di produzione della futura Panda (progetto già anticipato nel corso dell’incontro del 22 dicembre 2009 a Palazzo Chigi da parte dell’Amministratore Delegato del Gruppo) e per creare le condizioni operative necessarie per l’avvio dell’investimento da 700 milioni di euro, superando alcune “anomalie” locali che, se mantenute, avrebbero potuto compromettere il risultato finale. A seguito di una complessa ed articolata trattativa, durata circa 3 mesi, il 15 giugno 2010 è stato raggiunto un accordo con FIM, UILM, FISMIC e UGL Metalmeccanici, approvato il 22 giugno con referendum dal 63,3% dei lavoratori. L’accordo, che ha avuto grande risonanza mediatica, è stato oggetto di dibattiti e contestazioni a livello locale e nazionale ed è stato variamente interpretato da numerosi osservatori che, in molti casi, a fini propagandistici gli hanno attribuito valenze ben al di là dei suoi contenuti. Il 29 dicembre 2010 si è raggiunta con FIM, UILM, FISMIC e UGL Metalmeccanici, nazionali e della Provincia di Napoli, e con l’Associazione Capi e Quadri Fiat un’intesa, in attuazione dell’accordo del 15 giugno, sul Contratto Collettivo specifico di Lavoro di primo livello da applicare, a partire dal 1° gennaio 2011, alla Società Fabbrica Italia Pomigliano che, non aderendo al sistema confindustriale, non ne applica la relativa contrattualistica.

 

Con riferimento allo stabilimento Mirafiori Plant vi sono stati approfondimenti, oltre che nell’incontro con le istituzioni e il sindacato del 28 luglio, anche nel corso degli incontri del 29 luglio e del 5 ottobre tra l’azienda e i rappresentanti delle Organizzazioni Sindacali. Le trattative per la definizione delle condizioni e delle modalità operative necessarie per l’avvio del piano hanno avuto inizio il 26 novembre, durante un incontro che si è tenuto presso l’Unione Industriale di Torino. All’incontro è intervenuto l’Amministratore Delegato del Gruppo presentando il piano predisposto per il rilancio dello stabilimento, che prevede, a fronte di un investimento superiore al miliardo di euro, la produzione, su una nuova piattaforma proveniente dagli Stati Uniti, di SUV di classe superiore per i marchi Jeep® e Alfa Romeo, con volumi stimati tra 250.000 e 280.000 unità annue, che permettono di saturare gli attuali addetti e aprono anche la strada ad una possibile crescita occupazionale. Le trattative sono proseguite nei giorni successivi, ma si sono interrotte il 3 dicembre, quando l’azienda ha preso atto che non sussistevano le condizioni complessive per raggiungere un’intesa per il rilancio dello stabilimento di Mirafiori. Ripreso il negoziato a seguito di richieste da parte della maggioranza delle Organizzazioni Sindacali, il 23 dicembre presso l’Unione Industriale di Torino è stato raggiunto con FIM, UILM, FISMIC e UGL Metalmeccanici, Nazionali e della Provincia di Torino, e con l’Associazione Capi e Quadri Fiat un accordo che prevede regolamentazioni specifiche al fine di assicurare allo stabilimento il necessario livello di competitività, in termini di utilizzo impianti, flessibilità e produttività, oltre che di governabilità. L’accordo, la cui operatività era subordinata all’approvazione da parte della maggioranza dei lavoratori, ha ottenuto il consenso del 54% dei dipendenti dello stabilimento nel corso di un referendum che si è tenuto il 13 e 14 gennaio 2011.

 

La comunicazione della cessazione della produzione automobilistica presso lo stabilimento di Termini Imerese nel 2011 era stata effettuata già nell’incontro del Gruppo Fiat con il Governo, le Istituzioni territoriali e le Organizzazioni Sindacali, tenutosi a Palazzo Chigi il 18 giugno 2009, e confermata nell’incontro, sempre a Palazzo Chigi, del 22 dicembre 2009, nell’ambito della presentazione del Piano Italia 2010-2011. Non essendo state identificate alternative industriali per il sito, il Gruppo aveva dato la disponibilità a collaborare con le parti sociali sostenendo eventuali proposte di riconversione della Regione Siciliana, delle altre Istituzioni o di gruppi privati. Il 29 gennaio 2010, presso il Ministero dello Sviluppo Economico ha visto l’avvio il “tavolo tecnico” - composto da Governo, Regione Siciliana, Sindacati, Confindustria Sicilia e Fiat - per affrontare il tema del mantenimento di una presenza industriale a Termini Imerese. Nell’anno si sono tenuti vari incontri durante i quali è stato fornito un costante aggiornamento da parte di Invitalia (advisor del Ministero dello Sviluppo Economico con l’incarico di predisporre un piano di sviluppo volto a individuare prospettive produttive ed occupazionali nell’area) circa i soggetti interessati ad avviare iniziative di riqualificazione del polo industriale di Termini Imerese e circa i piani preliminari di impresa presentati dagli stessi. In particolare nel corso della riunione del 21 dicembre presso il Ministero dello Sviluppo Economico, sono state illustrate varie iniziative potenzialmente attuabili in parallelo che, sulla base delle valutazioni del Ministero, prospettano occupazione per circa 3.300 persone rispetto ai circa 1.600 dipendenti del Gruppo Fiat nell’area, e paiono conseguentemente idonee ad evitare impatti sociali sul territorio. Il Gruppo Fiat, in tale sede, ha riconfermato la posizione già espressa in precedenti occasioni circa la disponibilità di mettere a disposizione l’area di Termini Imerese alle iniziative che subentreranno, a condizione che sia data priorità all’occupazione dei lavoratori del Gruppo.

 

Presso il Ministero dello Sviluppo Economico è proseguita l’attività del Gruppo di lavoro costituito nel 2009, d’intesa con la Regione Emilia Romagna, con l’obiettivo di individuare soluzioni industriali per il sito di Imola della CNH Italia S.p.A. minimizzando gli impatti sociali conseguenti alla cessazione delle attività produttive. Dall’annuncio del piano di razionalizzazione produttiva in Italia del comparto Macchine per le Costruzioni di CNH, circa 230 dipendenti dello stabilimento di Imola sono stati riallocati presso altri stabilimenti del Gruppo o hanno trovato soluzioni esterne, mentre i rimanenti 220 beneficeranno del trattamento di cassa integrazione in deroga sino al 30 aprile 2011.

Gestione delle esigenze produttive

immagine_2_2.pngNel 2010 lo scenario di business ha mostrato miglioramenti, in particolare per il settore dei beni durevoli che, nell’anno precedente, era stato toccato da una crisi estremamente profonda caratterizzata da un crollo della domanda. Il miglioramento è stato molto contenuto per il settore dell’automobile, scontando, in Europa, la discesa dei volumi legata all’eliminazione degli eco-incentivi che, nel 2009, avevano sostenuto la domanda. In Italia, per gestire le esigenze produttive, le società del Gruppo hanno fatto un forte ricorso alla Cassa Integrazione Guadagni, seppure si evidenzi una riduzione di circa il 20% rispetto all’anno precedente a parità di perimetro, con riduzioni più elevate della media per tutti i settori ad eccezione di FGA, che registra una flessione trascurabile, e Magneti Marelli, che consuntiva un modesto incremento. Per FGA, in particolare, vi è stato un aumento del ricorso alla Cassa Integrazione negli stabilimenti dedicati alla produzione di automobili e una forte diminuzione presso lo stabilimento di Sevel, dovuto ad un rilevante incremento dei volumi produttivi dei veicoli commerciali. Nell’anno, presso 13 stabilimenti del Gruppo, che occupano circa 9.350 lavoratori, essendo stato raggiunto il limite massimo previsto per la Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria (52 settimane in un biennio mobile), è stata attivata la Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria per crisi aziendale per evento improvviso e imprevisto per ulteriori 12 mesi. Inoltre per alcuni degli stabilimenti dove, nel 2009, si era fatto ricorso a questo strumento, perdurando la necessità di sospensioni dell’attività lavorativa e non sussistendo le condizioni per fare ricorso ad altri ammortizzatori sociali, si sono dovute attivare le procedure per il riconoscimento della Cassa Integrazione Guadagni in deroga, strumento di sostegno al reddito previsto dalla legislazione di emergenza in tema di ammortizzatori sociali; a fine dicembre erano circa 7.500 i lavoratori interessati da tale trattamento, in 8 stabilimenti dei settori FGA, Magneti Marelli e CNH.

 

Nonostante la situazione, ancora critica, è stato possibile trasformare più di 750 contratti a termine e più di 200 contratti di apprendistato in contratti di lavoro a tempo indeterminato.

 

All’estero, è stato necessario, anche nel 2010, ricorrere a fermate produttive; l’utilizzo di “Chômage partiel” in Francia, “Expediente de Regulacion de Empleo“ in Spagna e “Kurzarbeit” in Germania è tuttavia diminuito di circa il 40% rispetto all’anno precedente. Sospensioni delle attività produttive, attuate con diverse modalità, hanno riguardato gli stabilimenti di alcuni settori anche in altri Paesi, incluso Polonia, Belgio, Gran Bretagna e Stati Uniti.

 

In Brasile, mentre nel primo semestre, in relazione all’aumento dei volumi produttivi, si è fatto ricorso a prestazioni di lavoro straordinario, all’aumento delle turnazioni e si è registrato un notevole incremento degli organici, nella seconda parte dell’anno il tasso di crescita dell’occupazione è rallentato.

 

In Polonia, per Fiat Group Automobiles nel primo semestre è stato ancora necessario ricorrere al lavoro straordinario; nell’ultima parte dell’anno, tuttavia, si sono registrati cali nei volumi produttivi, con impatto anche sulle società fornitrici del Gruppo, che hanno comportato il ricorso a qualche giornata di sospensione dell’attività produttiva.

 

Nel 2010 sono state effettuate operazioni di ristrutturazione e riorganizzazione di attività che hanno riguardato in Italia tutti i principali settori. Con vari accordi sindacali sono stati attivati piani di riduzione organici, da attuare tra il 2010 e il 2011, che riguardano circa 1.500 lavoratori che possono raggiungere i requisiti per il trattamento di pensione nel periodo di durata della mobilità (3 anni al Nord Italia e 4 al Sud). Nel corso del 2010 i lavoratori che hanno lasciato l’azienda, nell’ambito degli accordi raggiunti nell’anno e nel 2009, sono stati rispettivamente circa 1.000 e circa 400.

 

In Spagna per lo stabilimento di Barcellona della società Componentes Mecanicos S.A. (COMESA) è stata annunciata la cessazione delle attività, ormai non più economicamente sostenibili in relazione sia alla profonda crisi che ha colpito il settore dei veicoli industriali, per cui Comesa produceva componenti, sia alla decisione  del partner (ZF Truck Driveline Business) di recedere dalla società realizzando le proprie produzioni presso altri suoi stabilimenti. Il 27 dicembre è stato approvato, dalla maggioranza assoluta dei lavoratori, l’accordo relativo alla chiusura dello stabilimento e alle modalità per la gestione delle eccedenze (circa 270 unità) siglato dall’azienda con il sindacato. Sempre in Spagna, Iveco ha raggiunto un accordo sindacale che prevede, per il suo stabilimento di Valladolid, una riduzione degli organici di almeno 56 unità. Analogo accordo è stato stipulato per lo stabilimento di Barcellona per il quale la riduzione degli organici prevista è di almeno 42 unità. Le riduzioni di organico, che hanno riguardato in totale 116 unità, sono state raggiunte attraverso l’uscita di dipendenti in possesso dei requisiti per il pre-pensionamento, di quelli con minor anzianità aziendale con contestuale patto di riassunzione (“relevo”) per sostituzione del personale pre-pensionato, nonché attraverso uscite volontarie.

 

Negli Stati Uniti CNH, in linea con le previsioni di un accordo concluso con il sindacato UAW, ha avviato un piano di uscite volontarie incentivate per i dipendenti interessati al pensionamento, iniziativa cui hanno aderito, nel corso dell’anno, 58 lavoratori.

 

Negli altri Paesi non sono state avviate nel 2010 significative operazioni di ristrutturazione e riorganizzazione.

World Class Manufacturing (WCM)

immagine_3_1.pngAlla fine del 2010 il programma World Class Manufacturing era applicato in 130 stabilimenti (rispetto ai 114 di fine 2009), con la copertura del 95% del costo di trasformazione di tutte le realtà produttive del Gruppo nel mondo. Il numero dei progetti proposti dagli stabilimenti è cresciuto dai 22.000 consuntivati al 31 dicembre 2009 a 38.000, con un aumento della qualità degli stessi rilevabile attraverso l’incremento del “saving medio” per progetto. Il numero di audit sostenute dagli stabilimenti è aumentato di circa il 20% rispetto al 2009. Nel 2010 sono stati premiati, a seguito di specifiche audit esterne, 9 stabilimenti nel mondo di cui 6 con il livello bronzo e 3 con il livello argento.

 

Sono 200 gli stabilimenti di fornitori che, al 31 dicembre 2010, applicavano il programma WCM.

Inoltre, nell’anno, è stata data diffusione al programma WCM presso gli stabilimenti Chrysler. In quest’ambito:

  • il team centrale ha fornito un supporto specifico in attività di training, quantificabile in 3.200 giornate/uomo;
  • sono stati realizzati 8.500 progetti.

 

Contrattazione collettiva

Gli accordi in materia salariale conclusi nel corso del 2010 hanno previsto aumenti retributivi o “una tantum” di importo tale da mantenere il potere d’acquisto dei lavoratori, essendo allineati o lievemente superiori all’aumento del costo della vita registrato nel periodo.

 

In Italia sono stati applicati gli aumenti previsti dal vigente Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro per i dipendenti delle aziende metalmeccaniche, dirigenti esclusi, che riguarda circa il 97% dei lavoratori del Gruppo in Italia e si è dato corso agli adeguamenti previsti dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro per i dirigenti di aziende industriali rinnovato nel novembre del 2009. Nell’ambito della contrattazione aziendale, che riguarda la quasi totalità dei dipendenti delle aziende metalmeccaniche del Gruppo, il 14 luglio 2010 è stato firmato, con FIM, FIOM, UILM, FISMIC e UGL Metalmeccanici, un verbale di incontro per confermare, per l’anno in corso e per il 2011, il pagamento delle quote mensili del Premio di Risultato per la parte riferita agli indicatori derivanti da precedenti accordi (in totale 1.343,03 euro lordi annui per i lavoratori inquadrati dalla prima alla quarta categoria), non sussistendo, in relazione ai risultati economici del Gruppo del 2009, le condizioni per riconoscere quote aggiuntive di premio. Di conseguenza, il Premio di Risultato è stato inferiore di circa 600 euro rispetto al valore medio erogato nel 2009. Nel mese di dicembre, in base a quanto previsto dall’accordo di Premio di Risultato del luglio 2009 per i lavoratori degli stabilimenti che nell’ambito del programma World Class Manufacturing avessero raggiunto il livello argento, è stata erogata una ”una tantum” di 200 euro lordi ai lavoratori della FMA di Pratola Serra.

 

All’estero, tra le principali negoziazioni collettive svoltesi a livello aziendale nel corso del 2010, si ricordano le trattative annuali in Francia, che hanno comportato incrementi salariali tra l’1 % e l’1,5% a seconda delle società.

 

In Germania si è svolta la negoziazione collettiva a livello di “land” per il rinnovo del contratto del settore metalmeccanico, applicato nella maggior parte delle aziende del Gruppo. Gli accordi prevedono la prosecuzione della validità degli attuali livelli retributivi fino al 31 marzo 2011. Per il periodo compreso tra maggio 2010 e marzo 2011 è stato definito il pagamento di una “una tantum” di 320 euro lordi, da effettuare in due tranches di pari importo nei mesi di maggio e dicembre 2010. A partire dal 1° aprile 2011 l’aumento salariale da applicare sarà del 2,7%.

 

In Polonia la contrattazione salariale aziendale, che nel corso del 2009 non aveva comportato aumenti strutturali, ha definito il riconoscimento di incrementi medi intorno ai 300 PLN mensili lordi e previsto, ad eccezione di qualche realtà, l’erogazione di importi “una tantum”, mediamente intorno ai 1.500 PLN lordi, da corrispondersi in due o più tranches direttamente collegate alla realizzazione dei piani produttivi aziendali; nella maggioranza delle aziende del Gruppo non si è, tuttavia, potuto dare corso al pagamento di tutte le tranches, a causa del peggioramento delle condizioni di mercato e dei conseguenti impatti sui programmi di produzione.

 

In Brasile la maggior parte delle aziende del Gruppo ha applicato accordi collettivi stipulati fra le Associazioni locali dei datori di lavoro della categoria (per esempio la FIEMG per le aziende dell’area di Belo Horizonte, Betim e Contagem). Altre, invece, hanno stipulato contratti aziendali su livelli analoghi di aumento salariale. Complessivamente gli incrementi retributivi collettivi sono stati superiori all’inflazione, in relazione allo sviluppo dell’economia, ma comunque in linea con la crescita retributiva registrata nel sistema industriale locale. Sono stati, inoltre, corrisposti premi annuali di entità variabile in funzione dei risultati aziendali.

 

Si segnala infine che in Serbia, presso lo stabilimento di Kragujevac di Fiat Automobiles Serbia Doo, è stato raggiunto, con il sindacato rappresentativo in azienda, un accordo relativo al contratto collettivo di lavoro, con contenuti sia normativi che economici, applicabile ai circa 1.100 lavoratori del sito.

 

La conflittualità in Italia è stata più elevata di quella registrata nel 2009. Gli scioperi di maggior rilievo sono stati quelli indetti, nei primi mesi dell’anno, da varie Organizzazioni Sindacali contro il Piano per l’Italia 2010- 2011, presentato nel dicembre 2009, quelli contro l’accordo siglato il 15 giugno 2010 per il rilancio dello stabilimento G.B. Vico di Pomigliano indetti dalla FIOM, organizzazione sindacale non firmataria dello stesso, e quelli relativi alla mancata erogazione di quote aggiuntive di premio di risultato. Sono state anche attuate azioni di microconflittualità locale in relazione all’organizzazione del lavoro (turni, straordinario e carichi di lavoro).

 

I conflitti collettivi negli altri Paesi, anche per quest’anno, sono stati di scarsa rilevanza. Si segnalano tuttavia gli scioperi generali proclamati in Francia tra giugno e ottobre contro la riforma governativa delle pensioni, cui hanno partecipato anche lavoratori delle aziende del Gruppo, seppure con tassi di adesione oscillanti in maniera significativa tra le varie realtà, e lo sciopero generale di fine settembre in Spagna contro la manovra del Governo (riguardante anche l’innalzamento dell’età pensionabile e la riforma della legislazione del lavoro) per il quale è stata registrata una considerevole adesione da parte dei dipendenti delle varie aziende del Gruppo.

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